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     LA VIOLENZA DI GENERE - 22 Ottobre 2009  

 

 

Violenza di genere: questo il tema dell'incontro tra la Consigliera di parità della Provincia di Chieti, Giovina Tomassi, e le Cooperative che gestiscono i servizi nell'Ente d'Ambito Sociale Maielletta.
L'incontro, promosso dal comune di Guardiagrele nell'ambito del forum sociale, è stato realizzato in collaborazione con la Comunità Montana Maielletta, Ente d'Ambito Sociale, rappresentato dal vice presidente e assessore ai servizi sociali, Luigi Natale e dal segretario Roberto Sciubba.
L'importanza del lavoro in rete tra i diversi attori sociali che si interessano al benessere della comunità e delle donne in particolare è stata sottolineata tanto dall'assessore ai servizi sociali di Guardiagrele, Simone Dal Pozzo, quanto da Natale.
Il segretario della Comunità Montana ha introdotto il tema facendo riferimento a quanto il Piano di Zona prevede e ai servizi ai quali le donne vittime di violenza già possono rivolgersi in caso di necessità.
Si tratta del segretariato sociale, attivo in tutti i comuni dell'Ambito, giustamente definito come il punto di accesso principale per ogni bisogno anche se, a causa di un limite culturale, è difficile che le donne si rivolgano al proprio comune per segnalare una avvenuta violenza.
L'altro servizio è il servizio sociale professionale che si sostanzia, a seconda delle più diverse necessità, nell'intervento di professionisti (psicologi o altre figure specialistiche) che intervengono in base alla specifica necessità.
Giovina Tomassi, consigliera di Parità per la Provincia di Chieti, ha introdotto la sua articolata relazione spiegando in primo luogo chi è e cosa fa una consigliera di parità.
"La Consigliera di Parità - ha spiegato - è nominata dal Ministero del Lavoro in base alla legge 125/91e al D.Lgs. n.196 del 23/05/2000 e il suo ufficio è ubicato - per legge - presso la Provincia.
La figura nasce da premesse e considerazioni strettamente connotate al mercato del lavoro e tende a realizzare iniziative di promozione e di collocamento delle risorse umane, in attuazione dei principi di uguaglianza, di opportunità e non discriminazione tra uomini e donne nel lavoro.
L'obiettivo dell'attività della Consigliera - ha detto - è quello di dare un contributo allo sviluppo ed alla crescita del territorio nel rispetto del principio di parità tra uomini e donne, principio riconosciuto sia dalla Costituzione sia dalla Carta dei Diritti dell'Unione Europea.
Intraprende ogni utile iniziativa ai fini del rispetto del principio di non discriminazione e della promozione di pari opportunità per lavoratori e lavoratrici.
Promuove progetti di azioni positive attraverso l'individuazione delle risorse comunitarie, nazionali e locali e ne verifica i risultati.
Sostiene le politiche attive del lavoro sotto il profilo della promozione e delle pari opportunità.
Diffonde la conoscenza e lo scambio di buone prassi.
Sostiene le donne che intendono promuovere tentativi di conciliazione (ex art. 410 c.p.c.).
Ricorre in giudizio su delega delle lavoratrici.
Favorisce attività di informazione e formazione culturale sui problemi delle pari opportunità.
In linea con la legge 125/91 - ha, poi, spiegato - la Consigliera mira a eliminare la disparità di cui le donne sono oggetto nella formazione scolastica e professionale, nell'accesso al lavoro, nella progressione di carriera, nella vita lavorativa e nei periodi di maternità; favorire una diversa organizzazione del lavoro realizzando un maggiore equilibrio tra vita familiare e lavorativa (flessibilità, mobilità); promuovere l'inserimento delle donne nei settori professionali in cui sono sottorappresentate, agevolare la diversificazione delle scelte professionali delle donne attraverso l'orientamento scolastico (accesso al lavoro autonomo e alla formazione imprenditoriale), incentivare tutti gli interventi formativi che favoriscano un riequilibrio del mercato del lavoro femminile (progetti di telelavoro, progetti di rimodulazione di orari di lavoro…)".
La consigliera, quindi, entrando nel merito del problema, ha spiegato come il suo ruolo sia strettamente legato anche al problema della violenza sulle donne, "una violenza - ha precisato - che non conosce età e posizione sociale.
I dati ufficiali parlano di violenze in Italia nel 2008 su sei milioni di donne ma probabilmente il dato non è completo se si considera che essa è così connaturata alla nostra società che spesso sono le stesse donne a non accorgersi di esserne vittima.
Le donne, spesso colpite da comportamenti violenti in casa, hanno bisogno di sostegno e protezione.
Da qui nasce la necessità del lavoro di rete".
Anche la Comunità Montana ha sottoscritto il protocollo per far parte della rete e per segnalare ad essa eventuali situazioni.
"Il punto di accesso per una donna vittima di violenza deve essere uno sportello specializzato. Non si può affidare l'accoglienza di queste persone - ha precisato - a professionisti non adeguatamente formati proprio perché questi sportelli sono la prima frontiera sulla quale si combatte la lotta alla violenza di genere. La necessità della formazione si scontra con la mancanza di fondi che costringe molte realtà ad affidarsi al volontariato.
Altro problema è quello dell'inserimento lavorativo preceduto da una adeguata formazione della donna".
La Consigliera ha concluso auspicando la collaborazione delle istituzioni per allargare la rete di protezione.
Il comune di Guardiagrele, da parte sua, si accinge a verificare la possibilità, con le risorse interne e il sostegno della cooperazione e del volontariato, di costituire uno sportello anti violenza.

Testo tratto da www.guardiagrelesociale.it

         
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